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Digital nomad: chi sono i nomadi digitali e come diventarlo

Grazie alla digitalizzazione, bastano oggi un computer e una buona connessione a internet per svolgere un gran numero di professioni, come quella di freelance web developer, anche a distanza. Ciò ha dato vita allo stile di vita dei digital nomad, che attrae un numero sempre maggiore di persone. Vediamo, allora, cosa significa essere un nomade digitale e in che modo diventarlo.

 

Chi sono i digital nomad? 

Un digital nomad è qualcuno che, utilizzando le tecnologie digitali, svolge le proprie attività professionali da remoto, senza vincoli riguardo al luogo di lavoro. Spesso ha un impiego che offre un buon grado di flessibilità, e gestisce il proprio tempo in autonomia. Lavorando online, ha la possibilità di viaggiare o di trasferirsi all’estero, scegliendo in alcuni casi mete dove il costo della vita è più basso rispetto al Paese d’origine.

 

Le professioni per nomadi digitali

Il principale requisito per diventare digital nomad è poter svolgere il proprio lavoro online, ovunque ci si trovi. Ciò include qualsiasi professione nell’ambito del marketing digitale, come social media strategist o SEO specialist, oltre a ruoli amministrativi, nella programmazione o nella creazione di contenuti. Altri lavori comuni tra i nomadi digitali sono quelli di traduttore, web designer, insegnante online, editor di video, ma troviamo anche psicologi o consulenti finanziari che offrono i loro servizi in rete. 

 

Come prepararsi per diventare un nomade digitale 

Chi ha già esperienza pratica in una professione compatibile con lo stile di vita da nomade digitale è certamente avvantaggiato, ma in caso contrario non bisogna farsi scoraggiare. Se si è in cerca di un primo impiego o si desidera cambiare settore, si può partire valutando le proprie competenze attuali per capire se possano essere spendibili nella professione che si desidera intraprendere. Una strategia ottima per trovare un impiego che si può svolgere a distanza è seguire un percorso formativo mirato, ad esempio un bootcamp per diventare programmatore freelance o un corso da insegnante di lingue. Una volta acquisite le conoscenze necessarie, è il momento di cercare un impiego.

 

Dove trovare un lavoro da remoto

A volte si può diventare digital nomad con un impiego come dipendenti presso un’azienda che conceda la possibilità di lavorare completamente in remoto. Nella maggior parte dei casi, però, l’opzione prediletta è il lavoro freelance, che offre generalmente più flessibilità e autonomia. 

Una buona opzione per lavorare come freelancer è contattare agenzie specializzate che fanno da intermediarie tra professionisti e clienti, assegnando i progetti in entrata in base a disponibilità e competenze. Ne esistono numerose nei settori di marketing, media e comunicazioni, che offrono servizi di copywriting, traduzione, creazione di siti web, promozione sui social e altro ancora. Ci si può iscrivere, inoltre, a piattaforme per il lavoro in remoto come Upwork, su cui trovare progetti singoli oppure creare rapporti di collaborazione più duraturi. Per aumentare le proprie probabilità di successo è utile anche fare networking tramite LinkedIn o gruppi Facebook per digital nomad, senza trascurare il tradizionale passaparola. 

Infine, se si ha spirito imprenditoriale e una buona idea in mente, si può valutare se diventare digital nomad creando il proprio business.

 

Burocrazia e preparativi per trasferirsi all’estero

Prima di godersi i lati positivi della vita da digital nomad, è fondamentale informarsi sui requisiti necessari per il trasferimento nella destinazione prescelta. Un aspetto da non sottovalutare è l’assicurazione di viaggio, che può risparmiare spese consistenti in caso di incidenti o problemi di salute mentre si è all’estero. È utile ricordare che, all’interno dell’Unione europea, la Tessera sanitaria dà diritto alle cure necessarie durante un soggiorno temporaneo, ma non copre il costo del volo per il ritorno in Italia nell’eventualità di un’emergenza.

Per quanto riguarda le tasse, per aprire un business o lavorare come freelancer all’estero è nella maggior parte dei casi necessario aprire la partita Iva. Più nello specifico, chi lavora in un altro Paese per meno di 183 giorni all’anno è soggetto al fisco in Italia, mentre in caso contrario può decidere se pagare le tasse all’estero. 

Il visto è un altro fattore cruciale. Alcuni Paesi, come Estonia o Malta, offrono visti pensati proprio per nomadi digitali, mentre in altri casi è necessario fare ricerche approfondite per capire come muoversi. È bene tenere a mente che, con un semplice visto turistico, spesso non è consentito svolgere attività lavorative. 

 

Consigli finali per chi vuole diventare digital nomad

Per un professionista freelance lavoro e vita privata sono spesso difficili da separare, ma è importante farlo per trovare un buon equilibrio che permetta di mantenere la serenità. Allo stesso tempo, è bene evitare di farsi convincere a lavorare gratis per fare esperienza.

Imparare la lingua del posto è un modo per arricchire la propria esperienza, entrando a contatto in modo più autentico con la cultura. Almeno una buona conoscenza dell’inglese, naturalmente, è imprescindibile.

Nello scegliere la propria meta, meglio non lasciarsi trasportare dalle storie da favola degli influencer, tutt’altro che genuine. Invece, è utile tenere a mente fattori come il costo della vita, la presenza di infrastrutture adeguate, la qualità della connessione a internet, la sicurezza, la facilità di ottenere il visto.

La vita da nomade digitale è spesso idealizzata, ma non bisogna dimenticare che comporta diverse difficoltà. Solitudine, spaesamento a contatto con una cultura diversa, problemi nel far quadrare i conti, frustrazione di fronte alla burocrazia, sono alcuni degli ostacoli che, almeno agli inizi, tanti incontrano sul percorso. Essere preparati e determinati può aiutare a superare questi momenti e a godersi davvero l’esperienza.

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