WeWork Summer Camp, il festival del più grande coworking al mondo

WeWork Summer Camp, il festival del più grande coworking al mondo


Quest'anno abbiamo avuto la possibilità di partecipare ad uno dei festival più entusiasmanti dell’estate: il WeWork Summer Camp. Non l’hai mai sentito nominare? È perché viene organizzato dalla catena di coworking più grande del mondo - 112 spazi in 32 città - per i suoi dipendenti e i suoi membri.  

Più di 5000 persone - 2000 impiegati e 3000 ospiti – hanno raggiunto Edrige Park, a due ore da Londra, per questa sesta edizione del We Work Summer Camp, la prima organizzata in Europa. Nei 5 anni precedenti il festival si è tenuto in America, dove si trovano la maggior parte degli uffici.

Il motto è "choose your own adventure" perché le attività da svolgere sono così tante e diverse tra loro che chiunque può trovare il percorso più adatto a sé e vivere a pieno questa splendida avventura. 


L’ARRIVO AL WEWORK SUMMER CAMP

Dopo due ore di viaggio con un bus gratuito messo a disposizione da We Work dalla stazione di Waterloo a Londra, siamo arrivati all’ingresso di un parco enorme nel sud dell’Inghilterra.
Il cielo grigio e la pioggia non sono riusciti a smorzare il nostro entusiasmo, alimentato dallo staff del festival che salutava tutti e distribuiva indicazioni di ogni genere e bottigliette d’acqua.
Dopo una serie di controlli abbiamo cambiato il nostro biglietto in un braccialetto e le porte del festival si sono aperte. Ci siamo trovati di fronte centinaia di tende di ogni tipo che avevamo visto solo nei film americani. Nella nostra eravamo in 5, noi 4 più un israeliano che non abbiamo quasi mai incontrato. 


LE ATTIVITÀ

Sei un tipo sportivo? Ami meditare? Preferisci rilassarti in riva al fiume con un buon cocktail? Sei un appassionato di fai-da-te? Qualunque cosa ti piaccia, al We Work Summer Camp di sicuro c’è!
Noi, dopo aver dato un’occhiata al programma e aver capito che non saremmo mai riusciti a fare tutto in 48 ore, abbiamo scelto di provare soprattutto le attività che ci sembravano più fuori dal comune. Così abbiamo fatto colazione con avocado, margarita e bloody mary in un tendone con un buffet di dolci, frutta e salumi e poi ci siamo diretti verso il lago.

Come prima esperienza acquatica abbiamo scelto di provare la canoa, rimandando ad un secondo momento il kayak, il SUP e il trampolino gonfiabile per i tuffi. 


Finito il giro abbiamo preso la navetta per raggiungere l’Upper Field, dove si svolgevano tornei di qualunque sport: pallavolo, basket, football, tennis etc.  
Ma il nostro obiettivo era un altro: il combattimento con le Bubble Ball, giganteschi palloni trasparenti da indossare per prendere la rincorsa e colpirsi a vicenda senza farsi male (più o meno). 


L’altra attività che abbiamo voluto assolutamente provare è il volo dell’angelo con un’imbracatura su un cavo d’acciaio sospeso, per chi non ha paura dell’altezza e della velocità. Una figata!

Il secondo giorno siamo andati a ballare sui pattini nel tendone della roller disco, dove vari dj mettevano musica mentre noi cercavamo di non cadere nel mezzo della pista.

Non abbiamo fatto in tempo a provare il tiro con l’arco e, per paura, il trapezio da acrobati che però sembrava un’esperienza meravigliosa. 


Ma il WeWork Summer Camp non è un festival fatto solo per chi vuole provare emozioni forti ed attività fuori dal comune. Per esempio nel padiglione del benessere si potevano seguire lezioni di yoga e meditazione per tutta la giornata ed i più esperti potevano anche provare lo yoga a bordo della tavola da SUP nel lago.

Solo alla fine del secondo giorno, mentre facevamo un giro panoramico del parco a bordo di un tandem, abbiamo scoperto l’area fai-da-te dove si organizzavano corsi di intaglio del legno, preparazione di sushi vegetariano o di pietanze a base di vodka, il tutto accompagnato da talk motivazionali sulla vita e sull’universo. 


I CONCERTI

La sera di Venerdì sul palco del We Work Summer Camp si è esibita una grandissima artista inglese con la sua band: Florence and the Machine. La sua esibizione è durata più di un’ora e mezza ed è stata davvero spettacolare, con tanto di lancio finale di coriandoli sulla folla.
Il Sabato invece abbiamo ballato sulle note dei Crystal Fighters e poi dei Two Door Cinema Club. Spettacolari!

E subito dopo la fine dei concerti tutti si sono spostati in un grandissimo tendone dove alcuni dj suonavano musica elettronica, techno e commerciale fino a tardi. 


MANGIARE E BERE

Tra un’attività e l’altra avevamo davvero bisogno di ricaricarci, e anche in questo lo staff del We Work si è dato da fare per offrire colazioni, pranzi e cene per tutti i gusti.

I tendoni dove servivano la colazione erano ben due: uno per quella “tradizionale” (latte e cereali, pane tostato con marmellata o salumi, frutta etc) e uno per quella continentale (uova, salsiccia, bacon, caffè americano e così via).  

A pranzo e a cena c’era un’ampia scelta tra carne, pesce, pasta, tortini, un intero tavolo per le insalate e varie alternative per vegetariani e vegani.
Ma che festival sarebbe senza l’alcol? Ognuno di noi incluso nel suo braccialetto aveva ben 100 pound da poter spendere ogni giorno nei vari bar distribuiti in giro per il parco. 


I PARTECIPANTI

Una delle parti più interessanti di un festival a nostro parere sono le persone che lo popolano.
WeWork non ha sedi nel nostro paese, per cui era quasi impossibile trovare degli italiani. I pochi che c’erano vivono all’estero da sempre e avevano splendide storie da raccontare.

Per esempio abbiamo incontrato una ragazza sui 30 anni, nata in un piccolo paesino del Molise, che da un po’ di tempo progetta uffici per la sede di WeWork a New York.
Abbiamo avuto modo di parlare anche con tanti altri ragazzi provenienti da vari paesi del mondo: una texana con un pigiama di flanella con gli unicorni era sovreccitata per il suo recente trasferimento nella sede di WeWork di Los Angeles; Francois, un giovane architetto di Parigi, era andato a cercar fortuna a New York e, dopo qualche anno di lavoro in una delle sedi americane del coworking, era stato trasferito a Londra e a breve si sposterà in Indonesia per supervisionare un progetto.

Daniel vive a città del Messico, per lavoro fa il receptionist in una sede di WeWork e abbiamo scoperto tanti aspetti in comune tra il suo paese e il sud Italia mentre mangiavamo salmone con salsa di avocado seduti alla stessa panca nel tendone del pranzo.

Crediamo che sia proprio questo il senso di questo festival e lo spirito con cui WeWork lo organizza: far incontrare persone di nazionalità diverse con valori comuni e creare una contaminazione tra culture da cui nascano idee positive e una grande motivazione per fare sempre meglio.

Ci sentiamo davvero fortunati per averne fatto parte e ringraziamo tutto lo staff di WeWork per averci fatto divertire, imparare e soprattutto per averci ispirati!

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