Programmatore: lavoro da remoto o in ufficio?

Programmatore: lavoro da remoto o in ufficio?

Pubblicato il 01/06/2022


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Il mestiere di programmatore web è da sempre tra quelli che ben si prestano allo smart working. Per molti web developer, la possibilità di lavorare da remoto è uno dei requisiti fondamentali durante la ricerca di un nuovo impiego. Scopriamo allora i principali vantaggi e svantaggi del lavoro da remoto oppure in ufficio e diamo uno sguardo al futuro del lavoro in Italia.

Vantaggi del lavoro da remoto

Secondo diversi sondaggi, i lavoratori da remoto hanno livelli di soddisfazione maggiori su vari indicatori tra cui produttività, salute mentale, ed equilibrio tra lavoro e vita privata. Circa il 70% afferma di essere più produttivo in smart working, senza le distrazioni dell’ufficio e la pressione di un controllo costante da parte dei superiori. Lavorando da casa è infatti possibile fare una pausa quando serve, magari alzandosi dalla scrivania per una passeggiata, e poi concentrarsi senza interruzioni sulle proprie mansioni.

Eliminando gli spostamenti tra casa e ufficio si risparmia denaro e soprattutto tempo, che può essere dedicato a famiglia e relax. Il lavoro da remoto è inoltre più accessibile a chiunque viva lontano da una grande città e non desideri trasferirsi, oppure a chi abbia difficoltà di spostamento per ragioni di salute. In generale, gli smart worker godono di una maggiore flessibilità nella gestione delle proprie giornate, liberi dai vincoli del tradizionale lavoro in ufficio.

Tutti questi fattori contribuiscono a migliorare la salute mentale dei lavoratori. Oltre l’80% ha notato livelli di stress più bassi, e più di un terzo ha trovato maggiore equilibrio tra lavoro e vita privata. 

Svantaggi del lavoro da remoto

Uno dei principali svantaggi del lavoro da remoto, come approfondiremo in seguito, è l’assenza di interazioni sociali quotidiane con i colleghi. In alcuni casi, ne derivano anche difficoltà di comunicazione all’interno del team. Cresce inoltre il tempo da dedicare a scambi di messaggi istantanei, controllo delle email e riunioni virtuali in videochiamata. Questo ha causato un aumento del cosiddetto tecnostress, ovvero l’impatto negativo sul benessere in seguito a un uso frequente della tecnologia, che ha interessato in Italia il 28% dei lavoratori in remoto.

 Con lo smart working si sfuma anche la separazione netta di spazi e momenti riservati al lavoro, che si estendono fino a includere il tempo normalmente dedicato agli spostamenti, oltre alle serate e ai fine settimana. Per questo, il 17% degli smart worker ha lavorato in modo eccessivo, trascurando il riposo. 

Lavoro in ufficio: vantaggi e svantaggi

Pur con il disagio di doversi spostare quotidianamente, l’ufficio ha il vantaggio di fornire un ambiente professionale dedicato che limita i rischi di tecnostress e lavoro eccessivo appena esaminati. In alcuni casi può favorire la concentrazione, ad esempio per chi non abbia uno studio all’interno della propria abitazione, oppure abbia bambini a casa da scuola che richiedono attenzione.

Uno dei vantaggi principali del lavoro in ufficio è per molti la possibilità di socializzare con i colleghi. Questo fattore è importante non solo per favorire una comunicazione ottimale, ma anche per offrire momenti di svago ed evitare il senso di alienazione e isolamento a volte legati al lavoro da remoto. Le interazioni spontanee e non filtrate favoriscono lo scambio di idee, la creatività e la collaborazione. Diventa così più facile fare domande veloci, discutere un dubbio in pausa caffè con un programmatore senior e imparare quotidianamente dai colleghi più esperti in modo naturale, semplicemente lavorando fianco a fianco.

Gli svantaggi del lavoro in ufficio, come è facile intuire, corrispondono all’altra faccia della medaglia rispetto ai vantaggi dello smart working. La minore flessibilità di orari e ritmi di lavoro, le distrazioni e lo stress di una microgestione continua da parte dei superiori, e l’inefficienza degli spostamenti rimangono per i lavoratori spine nel fianco difficili da sopportare.   

La situazione del lavoro da remoto in Italia

L’espressione lavorare da remoto ha significato doppio: include sia la modalità di smart working completamente a distanza, che un approccio misto con alcuni giorni in ufficio e altri da casa. Questa seconda modalità ibrida è quella che sembra prevalere nel nostro Paese

Dopo uno spostamento in massa delle attività lavorative, svolte da casa durante il periodo più critico della pandemia, si è registrata una progressiva inversione di tendenza del lavoro da remoto in Italia. Se a inizio 2021 lo smart working interessava 5,37 milioni di italiani, alla fine dell’anno si è scesi a 4,07 milioni. Per il post-pandemia si prevede un nuovo aumento dell’8%, fino ad arrivare a 4,38 milioni di lavoratori da remoto. Nei prossimi mesi l’89% delle grandi aziende manterrà o introdurrà lo smart working, a fronte del 62% delle PA. Si tratterà in molti casi di una modalità ibrida: in media, le aziende consentiranno 3 giorni settimanali di smart working, ridotti a 2 nel caso delle PA. Nel settore pubblico si hanno però ancora poche certezze riguardo al mantenimento del lavoro da remoto. Le grandi aziende, in parte per ridurre i costi legati agli spazi lavorativi e in parte per attirare e trattenere personale, sembrano più propense ad adottare lo smart working nel lungo termine.

In conclusione, per i lavoratori l’ago della bilancia pende con decisione dalla parte del lavoro in remoto. Aziende e PA puntano per ora sul modello ibrido, ma non è escluso che in futuro dovranno adattarsi a nuovi trend. In particolare per le professioni ICT e ad alta qualifica, per attirare nuovi talenti sarà necessario offrire flessibilità. L’evoluzione delle modalità di lavoro è solo all’inizio.

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