Come diventare programmatore di videogiochi

Come diventare programmatore di videogiochi

Pubblicato il 02/07/2021


Non sarebbe bello poter dire che tutte quelle ore passate alla PlayStation erano in realtà un inizio di formazione professionale? Le carriere nel campo dei videogiochi sono parecchie e, con una buona dose di impegno, fare del proprio hobby un lavoro è tutt’altro che impossibile.

Certo, diventare professionisti degli e-sport è cosa per pochi. Il mondo dei videogame è però popolato da tantissime altre professionalità che, al riparo dalle luci della ribalta, danno vita ai giochi che tanto amiamo. 

Tra queste spicca il programmatore di videogame, ovvero la figura che scrive il codice e trasforma le idee del game designer in realtà. Scopriamo dunque qualcosa di più su questa professione, e in particolare sugli studi per diventare programmatore di videogiochi. 

Come creare un videogioco? Le figure professionali 

Di certo i più ferrati sapranno snocciolare una lista di giochi creati da un programmatore solitario, dal leggendario Minecraft al carinissimo Stardew Valley. Si tratta in ogni caso di eccezioni meritevoli: la maggior parte dei videogame nascono dalla collaborazione di diverse figure, ognuna specializzata in un’area particolare.

Al timone del progetto abbiamo il game designer, che crea l’idea di partenza e definisce le meccaniche del gioco. Dai contenuti alla narrazione, passando per l’atmosfera generale, il game designer dà vita alla mappa che il team seguirà per realizzare il progetto.

A creare le immagini che ci fanno immergere nella storia ci pensa il graphic designer. Dalle prime bozze alla programmazione in 3D, i grafici danno forma ai personaggi, alle ambientazioni e a ogni dettaglio visivo del gioco. Insieme a lui invece l’art director sarà fondamentale per tutto ciò che riguarda le ambientazioni, la colonna sonora e le caratterizzazioni dei personaggi.

Nelle mani del level designer, poi, le grafiche diventano un mondo con cui il giocatore può interagire. Creando la struttura degli ambienti virtuali in cui si muovono i personaggi, il level designer assembla gli elementi grafici trasformandoli in un mondo digitale pieno di avventure.

È qui che entra in campo il programmatore di videogame che prende le idee e, attraverso codici di programmazione, le fa funzionare come un insieme coerente sullo schermo. Grazie al suo lavoro i giocatori possono interagire correttamente col gioco, ottenendo per ogni azione la risposta desiderata.

Come diventare programmatore di videogiochi

In Italia non c’è ancora una vera e propria università che formi i futuri programmatori di videogame, ma diversi enti e istituzioni offrono percorsi che vanno nella direzione giusta. 

Chi si domandi che scuola fare per diventare programmatore di videogiochi deve prima prendere un’importante decisione: università sì o no?

Se si è disposti a studiare alcuni anni per prendere una laurea è bene cominciare con una triennale in Informatica oppure Ingegneria e Scienze informatiche. Dopodiché ci si può specializzare con un Master biennale in videogiochi, un percorso al momento offerto dalle università di Verona e Milano.

Chi invece non ha competenze pregresse ma ha voglia cominciare subito dalla pratica può imparare solide basi di programmazione in soli tre mesi grazie all’Hackademy aulab, per poi approfondire le competenze necessarie per creare videogame. 

Tra i requisiti per accedere alla carriera di programmatore di videogiochi troviamo ottime conoscenze di fisica e matematica, esperienza nella programmazione (in particolare con C++ e C#) e competenze in engine di sviluppo come Unity e Unreal. 

Inoltre è utilissima la conoscenza dell’inglese, sia per avere maggiori possibilità di trovare uno stage da programmatore di videogiochi junior all’estero che per partecipare a eventi e comunità internazionali.

Naturalmente quella del programmatore di videogiochi è una professione fortemente pratica: prima ancora di fare esperienza in azienda bisogna crearsi un portfolio per dimostrare di saper realizzare un gioco funzionante. Prima si inizia a sporcarsi le mani, creando piccoli progetti in autonomia o con un team di colleghi, meglio è.

Ma quanto guadagna un programmatore di videogiochi in Italia? Lo stipendio netto annuale si aggira in media intorno ai 30.000€, partendo dai 20.000€ per i profili junior e crescendo poi in base all’esperienza e alle competenze del programmatore.

Il lavoro del programmatore di videogiochi

I compiti del programmatore di videogiochi non si limitano alla scrittura del codice, ma toccano tutte le fasi del progetto fin dal concept iniziale, in collaborazione continua con il team. 

Per prima cosa discute l’idea di partenza con il game designer per decidere in che modo darle vita, eventualmente modificando dettagli poco fattibili. Traduce poi in codice gli elementi visivi creati dal graphic designer, integrando le immagini 2D e 3D e gli ambienti virtuali realizzati dal level designer. Controlla infine che il codice funzioni a dovere, correggendo possibili bug scovati dai game tester.

Oltre alle già menzionate competenze è facile intuire che servano anche soft skill quali creatività, attenzione ai dettagli, abilità di risolvere problemi complessi e di lavorare in team comunicando efficacemente con il resto del gruppo. A questo si aggiunge poi ovviamente un’eccellente conoscenza del mondo dei videogiochi, sia per quanto riguarda le dinamiche di gioco che le tendenze di settore più attuali. Non si può insomma diventare programmatore di videogiochi senza essere in prima persona un appassionato di videogame.

Come abbiamo visto, la professione del programmatore di videogiochi è certamente impegnativa: ci vogliono dedizione e capacità tecniche, oltre a tanta pazienza per risolvere in gruppo sfide e imprevisti sempre nuovi. Anche se al momento in Italia il settore offre meno opportunità rispetto ad altri Paesi, non è troppo tardi per diventare programmatore videogiochi per chi abbia la giusta passione per combattere di livello in livello, anche nella vita, fino al boss finale.

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